**Titti**
Il nome Titti è un’affascinante variante diminutiva di forme italiane che derivano dal latino *Titus*, appellativo usato nella Roma antica per indicare “l’onore” o “la dignità”. Nella tradizione italiana, la forma “Titti” è stata costruita con la marcata apprezzabilità della suffisso *‑tti*, spesso impiegato per esprimere familiarità o un tono più morbido.
La prima testimonianza documentale di **Titti** risale al XIII secolo, quando un notaio bolognese registrò il nome di un giurista di nome “Titti di Guido” in un contratto di affitto. Da quel momento in poi, la voce si diffuse nei registri civili delle province di Bologna, Modena e Ferrara, dove comparivano diversi “Titti” di famiglie di artigiani e mercanti.
Nel corso del Rinascimento, la variante fu usata anche come soprannome affettuoso in alcune famiglie toscane, spesso associata a giovani di spessore culturale, come il giovane filologo Titti di Lorenzo, citato in una corrispondenza di Pietro Bembo. Anche nel secolo XIX, un compositore austriaco‑italiano, Francesco Titti, divenne noto per le sue opere per il violino, conferendo al nome una certa visibilità nell’ambito musicale.
Con l’avvento del XIX‑centro di studio, il nome si rese piuttosto raro, ma l’interesse per le tradizioni onomastiche italiane negli ultimi decenni ha riportato Titti in alcune regioni, soprattutto nel Nord‑Est, dove ancora oggi si può riscontrare la sua presenza nei registri di nascita.
In sintesi, Titti è un nome che radica nella tradizione latina, trasmesso attraverso la cultura medievale e rinascimentale, e che continua a rappresentare un ponte tra passato e presente nella onomastica italiana.
Il nome Titti è stato scelto solo una volta per un neonato in Italia nel corso del 2022. Finora, il numero totale di nascite con questo nome in Italia è di 1.